Quando il fuoco si fabbrica il temporale
Durante certi incendi il fuoco genera un evento che fa paura. Accade quando il calore diventa così violento da spingere in alto una colonna d’aria rovente, satura di fumo, cenere e vapore acqueo. Quella colonna sale, sale ancora, si raffredda in quota e a un certo punto, proprio come farebbe un normale temporale estivo, si trasforma in una nube gonfia e minacciosa. Solo che non è nata dall’atmosfera, è nata dalle fiamme.
Si chiama pirocumulonembo. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) preferisce il termine tecnico cumulonimbus flammagenitus, che tradotto suona più o meno come “generato dal fuoco”. La NASA, che lo studia dal 2016, gli ha affibbiato un soprannome meno accademico e decisamente più evocativo: il “drago che sputa fuoco”. Direi che rende l’idea, no?
E il meccanismo, in fondo, è quello di sempre: l’aria calda sale, incontra strati più freddi, l’umidità condensa. A metterlo in moto, però, non è la forza del sole di mezzogiorno, ma un rogo immenso come quello francese di questi giorni, che divora ettari di bosco. Anzi, chilometri quadrati, come è accaduto nella regione di Bordeaux.
Cosa succede quando la nube prende vita
Il guaio è che questa nube non si limita a stazionare in cielo inerme. Dentro di sé può sviluppare correnti verticali fortissime, e quando quelle correnti si scaricano generano venti erratici, imprevedibili, capaci di scagliare le fiamme in ogni direzione. In pratica il fronte del fuoco si allarga, accelera, rallenta e poi riparte da un’altra parte, senza logica apparente. È una tempesta di fuoco che viene dal cielo, terrificante e devastante.
La nube genera persino i fulmini. Un pirocumulonembo sprigiona infatti scariche elettriche esattamente come un temporale, ma spesso senza pioggia. E quei fulmini, quando toccano terra, appiccano nuovi focolai anche lontano dall’incendio principale. Se ai fulmini aggiungiamo le braci sollevate dalle correnti ascensionali, che possono ricadere a chilometri di distanza, il rogo si autoalimenta e si moltiplica. Un incendio che diventa incontrollabile. È per tale motivo che si è parlato, salvo successiva smentita del sindaco, di evacuare l’enorme città di Bordeaux.
La Gironda ha visto la tempesta di fuoco perfetta
Ed eccoci alla notizia dell’ultimora: nel sud-ovest della Francia, nella regione della Gironda, un rogo divampato il 22 Luglio ha fatto qualcosa che in Francia non si era mai visto. Le autorità hanno confermato la formazione di un pirocumulonembo attorno alla sera del 24 Luglio: la prima volta documentata nell’intero continente. Attenzione, però: se ne era già parlato in passato, ma senza riscontri certi.
A questo punto il fuoco è terrificante: nel bilancio diffuso alle 22:00 del 26 Luglio 2026, la Prefettura parlava di circa 42.000 ettari percorsi dalle fiamme, 220.000 persone evacuate e 2.500 vigili del fuoco impegnati, con il supporto di mezzi aerei e reparti militari. Le fiamme minacciavano da vicino Bordeaux.
Éric Brocardi, portavoce della Federazione nazionale dei pompieri francesi, ha usato una parola che nei comunicati d’emergenza si legge di rado: “impossibilità operativa”. Tradotto dal linguaggio dei soccorsi, significa che l’incendio non poteva più essere attaccato di petto senza esporre le squadre a un rischio ingestibile. Si è passati, com’è giusto che sia, dall’attacco alla difesa. Proteggere case, strade, infrastrutture. E aspettare.
Perché se ne parla proprio adesso
Fino a poco tempo fa il pirocumulonembo era considerato una roba da grandi distese disabitate. Lo si osservava soprattutto nelle immense foreste della Siberia e del Canada, dove incendi incontrollabili divorano interi chilometri quadrati di bosco e trovano, in condizioni meteo eccezionali, il carburante perfetto: siccità prolungata e caldo estremo. L’Australia resta il caso di studio più ricco: nel registro nazionale figurano 144 eventi dall’inizio dell’era satellitare, di cui ben 135 dopo il 2003.
E qui sta il punto che preoccupa gli scienziati. Diversi studi collegano la crescente frequenza di questi fenomeni al Riscaldamento Globale: più instabilità atmosferica, vegetazione sempre più secca, ondate di calore più intense e ravvicinate. Ingredienti che, mescolati, rendono possibili “tempeste di fuoco” anche dove non se n’erano mai viste. La verdissima e oceanica Gironda ne è la prova più recente.
Nessuno può prevedere con precisione dove nascerà il prossimo drago di fuoco, ovvero il pirocumulonembo. Ma capire in anticipo come si comporta può aiutare a prevenire nuove tragedie.
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