
Un mare mai così caldo: perché il Mediterraneo può diventare una fabbrica di tempeste
Chi si è tuffato nel Mediterraneo quest’estate se n’è accorto subito. L’acqua è calda, anzi, caldissima, e non è un’impressione. Al largo delle Isole Baleari, a ovest della Corsica e della Sardegna, la temperatura superficiale in certi punti supera di cinque o sei gradi la norma. Alla fine di Giugno la media del mare si aggirava intorno ai 26,6°C, un valore che di solito non si raggiunge prima della fine di Agosto. In piena estate, lungo molte coste, si prevedono temperature comprese tra i 28 e i 31°C. Gli esperti, ormai da tempo, parlano di un’ondata di calore marina senza precedenti.
Sei, otto gradi oltre la norma, un primato mai visto
Numeri che sono ben più di una curiosità da bollettino. L’intensità di questa ondata di calore marina, cioè lo scarto rispetto alla temperatura abituale, ha toccato soglie mai viste prima. Il valore più alto mai registrato da quando, nel 1982, i satelliti hanno iniziato a misurare la temperatura della superficie del mare. Detto altrimenti: mai così tanto, mai così presto.
Un mare così caldo è come un serbatoio di energia riempito fino all’orlo. Ogni grado in più significa più evaporazione, più umidità nell’aria, più carburante per i fenomeni violenti. Quella che oggi somiglia all’acqua tiepida di una vasca da bagno può trasformarsi, in autunno, in una forza della natura difficile da fermare.
Quando il mare diventa una fabbrica di tempeste
La parola da tenere a mente è Medicane, una condizione fra bassa pressione mediterranea e uragano tropicale. Cicloni più piccoli dei cugini atlantici, certo, ma capaci a volte di sviluppare un occhio visto dal Meteosat ben definito, raffiche di vento con forza di uragano e piogge torrenziali.
Il motore è l’acqua calda. Più marcato è il contrasto fra la superficie bollente del mare e l’aria più fredda che le scorre sopra, più esplosiva diventa la situazione. E l’autunno, si sa, è la stagione più insidiosa: il mare trattiene ancora il calore accumulato d’estate, mentre da nord si affacciano i primi fronti freddi. La situazione meteo perfetta per il disastro, insomma.
Daniel, la tempesta che cambiò tutto
Quanto possa essere distruttivo un fenomeno del genere lo ha mostrato Daniel, nel Settembre 2023. Alimentato da temperature marine che sfioravano i 30°C, il sistema al largo del Nord Africa si è trasformato in un vero e proprio ciclone. A pagare il prezzo più alto è stata la città portuale libica di Derna. Le piogge torrenziali hanno fatto cedere le dighe e spazzato via interi quartieri. Le stime parlano di migliaia di vittime, in alcuni casi di oltre diecimila persone fra morti e dispersi, uno dei bilanci più tragici mai documentati. Anche Grecia, Bulgaria e Turchia finirono sott’acqua. Un tempo eventi simili erano rarissimi. Con le attuali temperature del mare, il rischio cresce eccome.
Quali rischi
Un ciclone tropicale può formarsi con una rapidità sorprendente, a volte con poche ore di preavviso. Gli aeroporti chiudono, i traghetti saltano, interi tratti di spiaggia vengono devastati. Tuttavia, non solo Medicane possono causare danni, ad esempio, il ciclone Harry, un forte ciclone mediterraneo, non definito Medicane, si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale tra il 16 e il 23 gennaio 2026 causando ingentissimi danni in Italia.
Niente panico
Un Medicane non capita ogni giorno d’autunno, rappresenta piuttosto il picco delle possibilità. Milioni di persone si godranno il Mediterraneo senza il minimo intoppo, con il suo clima autunnale che forse sta diventando il migliore, molto simile a quella che era l’estate degli anni ’60 dello scorso secolo, quindi settembre (mese autunnale per la meteorologia), ottobre e a volte parte di novembre, possono essere mitissimi. Settembre ormai è estivo, come spesso lo è pure ottobre. Tuttavia, l’insidia di Medicane c’è, ma ancor più quella di temporali di fortissima intensità che si formano in mare, un bacino al suo culmine di energia. Infatti, il violento derecho che ha colpito la Corsica il 18 agosto 2022, causando raffiche di vento fino a 224 km/h, gravi danni materiali e vittime, è stato un raro e distruttivo sistema temporalesco lineare in rapido movimento che si è poi portato in Liguria, Toscana, parte del Nord Italia e ha scaricato la sua furia anche in Austria e Slovenia.
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