Che cosa raccontano le mappe fino a metà agosto

Le tre cartine che analizziamo arrivano dal run delle 00Z di mercoledì 29 luglio del modello GFS e riassumono gli accumuli di pioggia previsti a cinque, dieci e quindici giorni, cioè fino al 3, all’8 e al 14 agosto. Il messaggio, a prima vista, è netto: il grosso delle precipitazioni si concentra sull’arco alpino, mentre gran parte della Penisola resta all’asciutto. Sono considerazioni che si inseriscono nel solco de le piogge previste nelle prossime due settimane.

Sulla proiezione più breve, quella valida per il 3 agosto, la pioggia si scarica quasi tutta sulle Alpi occidentali, a cavallo tra il confine con la Francia e la Svizzera, con accumuli locali che superano i 50 millimetri. Il resto dell’Italia appare pressoché sgombro, salvo un modesto nucleo temporalesco tra Campania e Molise. Spostandoci ai dieci giorni la fascia di piogge si allarga lungo tutto l’arco alpino, dal Piemonte al Triveneto, e qualche segnale compare anche lungo la dorsale appenninica. A quindici giorni, infine, gli accumuli sulle Alpi superano abbondantemente i 100 millimetri, ma dalla Toscana in giù la mappa resta quasi interamente bianca.

Attenzione, però, a un dettaglio che spesso sfugge: le sfumature più tenui, quelle che indicano quantitativi inferiori ai 2 millimetri, non vanno lette come pioggia. Si tratta quasi sempre di accumuli di rugiada conteggiati dal modello, non di fenomeni precipitativi veri e propri.

 

 

 

 

Non perturbazioni, ma temporali di calore

Ecco il punto centrale, quello che rende queste mappe insidiose da interpretare. Nei prossimi giorni sull’Italia non è atteso il transito di vere e proprie perturbazioni organizzate. I colori accesi che vediamo sulle Alpi e, più sporadicamente, lungo l’Appennino non raccontano di piogge distese e insistenti, quelle che dissetano i campi, bensì di rovesci a spiccato carattere temporalesco, fenomeni convettivi che nascono dal calore e si esauriscono in poche ore.

La miccia è sempre la stessa: l’aria molto calda e umida che stazionerà sul Mediterraneo, entrando in contrasto con le infiltrazioni più fresche capaci di scavalcare l’arco alpino. Dove l’energia in gioco è elevata, il passaggio dal semplice rovescio al temporale violento – con grandine, colpi di vento e intensa attività elettrica – è questione di poco. Sono i classici temporali di calore: localizzati, rapidi, difficili da inquadrare con precisione persino per i modelli matematici, come dimostrano i recenti episodi di temporali e supercelle con grandine di grosse dimensioni.

 

La Pianura Padana è probabilmente sottostimata sulle possibili piogge

C’è una zona che merita un discorso a parte, ed è la Pianura Padana. Sulle mappe appare in gran parte asciutta, ma è proprio qui che il modello rischia di prendere un abbaglio: gli accumuli previsti sulla pianura sono con ogni probabilità sottostimati. Non a caso questo catino resta il grande sorvegliato speciale, come raccontano le proiezioni sullo stop dell’estate e sui temporali padani.

Non aspettiamoci comunque il passaggio di una perturbazione atlantica classica. Il rischio, semmai, è quello di temporali isolati ma di forte intensità, alimentati dall’infiltrazione di aria umida che riuscirà a passare attraverso i varchi dell’arco alpino proprio mentre la pianura si trova nel pieno di una fase di caldo molto importante. È il paradosso di questa configurazione: dove di pioggia sulla carta ce n’è poca, l’energia accumulata è tale da poter scatenare fenomeni improvvisi e violenti, con il consueto corollario di grandinate.

 

Tanta energia in gioco su tutta l’Italia

Più a lungo persiste il caldo, più energia si accumula nei bassi strati dell’atmosfera sotto forma di calore e umidità. E l’ondata di caldo in arrivo, attesa tra le più intense della stagione, promette di caricare questa molla su tutta l’Italia, isole comprese, soprattutto nella prima decade di agosto. Le mappe raccontano di una prima decade di agosto molto calda, con valori che localmente potranno avvicinarsi ai 42°C.

In questo contesto i temporali più probabili restano quelli legati ai rilievi appenninici, ma sarà bene mettere in conto episodi estremamente isolati nel tempo e circoscritti nello spazio: pochi chilometri di differenza potranno separare la località colpita da un nubifragio da quella rimasta completamente all’asciutto. È una pioggia che, quando arriva, arriva tutta insieme, e spesso ruscella via su un terreno riarso senza penetrare in profondità, come già osservato negli ultimi giorni tra temporali, grandine e il ritorno del caldo africano.

 

Dopo il 10 agosto i modelli matematici non sono concordi sull’evoluzione meteo

La fase più calda potrebbe interessare soprattutto i primi dieci giorni di agosto e non è escluso che si protragga anche oltre. Su questo, però, i modelli matematici non sono affatto concordi, come emerge anche dall’analisi sugli ingredienti del meteo della prima decade di agosto.

Alcune elaborazioni intravedono, a partire dal 10 agosto, una possibile interferenza di aria oceanica più fresca, che andrebbe a lambire in particolare le regioni settentrionali. Sarebbe la classica incrinatura nel dominio dell’alta pressione, capace di rinfrescare temporaneamente l’aria ma anche di innescare, proprio per il forte contrasto termico, i fenomeni più violenti. Si tratta al momento di uno scenario tutto da verificare, che i prossimi aggiornamenti dovranno confermare o smentire. Quel che appare più solido, invece, è il quadro di fondo: caldo protagonista, precipitazioni relegate all’arco alpino e temporali per il resto d’Italia rari, sfuggenti e, quando ci saranno, tutt’altro che innocui.

 

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