Basta un temporale un po’ più intenso del solito, ormai, e le città vanno in tilt. Auto sommerse fino ai finestrini, metropolitane allagate, cantine trasformate in piscine. Succede a New York, succede a Milano, succede a Londra e a Parigi. Il copione è sempre lo stesso: pioggia intensa, tombini che rigurgitano, strade impraticabili in pochi minuti. Ma perché un’infrastruttura pensata apposta per smaltire l’acqua piovana continua a fallire proprio quando servirebbe di più?
Il caso di New York
Prendiamo New York. Le sue fognature, in gran parte, sono state progettate per gestire un evento con un periodo di ritorno di cinque anni, il che significa – detto in parole povere – una pioggia di circa 44 millimetri in un’ora, con il 20 percento di probabilità di verificarsi in un dato anno. Alcune zone più vecchie della città reggono addirittura solo un evento triennale. Il problema è che oggi le tempeste superano regolarmente quei parametri: a Central Park, durante un episodio recente, sono caduti 45,7 mm di pioggia, un record che ha battuto quello del lontano 1917. All’aeroporto LaGuardia si sono registrati addirittura 50 mm, superando un primato che resisteva dal 1955. Risultato? La Long Island Expressway chiusa, stazioni della metropolitana invase dall’acqua, interi quartieri paralizzati per ore.
C’è poi un dettaglio: circa il 60 percento della rete fognaria newyorkese è di tipo combinato, cioè convoglia insieme sia le acque nere sia quelle piovane. Quando arriva un nubifragio, il sistema si trova a dover gestire un volume d’acqua molto superiore a quello per cui è stato dimensionato.
L’Italia non è da meno
E in Italia? Il caso di Milano è forse il più emblematico. Il Seveso, il torrente che attraversa la periferia nord della città, è esondato 118 volte dal 1975 a oggi, di cui almeno venti solo negli ultimi ventitré anni. Quando il livello dell’acqua sale, il torrente non trova più spazio nelle fognature, va in pressione e risale in strada, allagando quartieri come Ponte Lambro. Le cause? La forte impermeabilizzazione del suolo – la cementificazione, insomma – unita a precipitazioni sempre più violente e concentrate in poco tempo.
Un tecnico di MM, la società che gestisce la rete idrica del capoluogo lombardo, lo ha spiegato senza troppi giri di parole: le infrastrutture attuali sono state dimensionate sulle piogge di cinquanta, settant’anni fa, quando i progettisti calcolavano portate completamente diverse da quelle di oggi. Il Comune ha quasi raddoppiato i fondi per la manutenzione ordinaria, portandoli da 1,74 a 3,30 milioni di euro l’anno. Non è poco, ma resta un rincorrere l’emergenza più che un anticipare il problema. Ecco perché il comune di Milano è riuscita a realizzare una prima vasca di laminazione, ovvero di contenimento delle acque del Seveso, ma ce ne sono altre in progetto, ostacolate dai comuni interessati. E’ un rattoppo ad un errore del passato, difficilmente risolvibile diversamente, perché se a New York i 50 mm in un’ora sono un record, non lo sono altrettanto per Milano, che invece può osservare quantità di pioggia anche oltre i 200 mm in poche ore, ma anche quasi 100 mm in un’ora.
Non è solo una questione lombarda, ovviamente e va detto. Il Veneto, l’Emilia-Romagna, il Piemonte: negli ultimi anni quasi ogni regione italiana ha vissuto il proprio nubifragio da record, con tombini saltati, sottopassi allagati e vigili del fuoco impegnati in centinaia di interventi in poche ore. Poi vogliamo parlare di Roma, di tante innumerevoli cittadine e paesi in Italia che per quelle che oggi è divenuto un normale temporale si allagano?
Un problema che attraversa l’Europa
Il quadro non cambia molto se si guarda oltre confine. Città considerate all’avanguardia come Londra, Parigi o diversi centri urbani tedeschi sono finite sott’acqua più volte negli ultimi anni. La ragione di fondo è sempre quella: reti di drenaggio urbano pensate in un’epoca in cui le piogge estreme erano eventi rari, non la norma. Oggi il Riscaldamento Globale ha cambiato le regole del gioco – un’atmosfera più calda trattiene più umidità e la rilascia in modo più violento e concentrato – e le infrastrutture fanno fatica a starci dietro.
Cosa si può fare, davvero
Ampliare i collettori fognari, certo, ma è un’operazione lenta e costosissima, spesso impossibile nei centri storici dove sotto l’asfalto c’è già di tutto. Più realistiche, nel breve periodo, sono soluzioni come le vasche di laminazione (quella di Milano, per dire, è entrata in funzione nove volte solo nel 2024), le paratie mobili nei quartieri più esposti, la desigillazione di superfici cementificate per restituire permeabilità al suolo. Piccoli interventi, se vogliamo, ma che insieme fanno la differenza quando il cielo si apre all’improvviso.
Nel frattempo, in caso di allerta meteo, la raccomandazione della Protezione Civile resta sempre la stessa: informarsi tramite i canali ufficiali ed evitare sottopassi e scantinati durante i nubifragi più intensi. Per gli aggiornamenti in tempo reale si può consultare il sito della Protezione Civile.
Credit
- NOAA National Weather Service – dati e bollettini ufficiali sugli eventi di pioggia estrema
- NASA Earth Observatory – approfondimenti scientifici sui fenomeni climatici estremi
- IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change – rapporti sul legame tra cambiamento climatico e precipitazioni intense
- Copernicus Climate Change Service (C3S) – monitoraggio climatico europeo
- Nature Climate Change – ricerca scientifica internazionale su clima e infrastrutture urbane

