L’Europa meridionale brucia sempre di più: lo studio che lo dimostra

L’Europa meridionale sta diventando “sempre più infiammabile”: il numero di giornate estive con condizioni favorevoli agli incendi estremi è più che raddoppiato rispetto al 1981. Lo ha reso noto giovedì un nuovo studio, secondo cui la “forte intensificazione” del meteo favorevole al fuoco è legata al cambiamento climatico e risulta particolarmente marcata in Francia e Spagna, i due Paesi che negli ultimi giorni hanno dovuto affrontare alcuni dei roghi più estesi da quando esistono le rilevazioni.

Rispetto agli anni Ottanta gli incendi sono oggi meno numerosi, ma decisamente più estremi e più rapidi nella propagazione, spiega la ricerca, basata sull’incrocio tra le statistiche nazionali sugli incendi boschivi e i dati meteorologici e climatici. Il forte aumento della frequenza del cosiddetto meteo da incendio – caratterizzato da temperature roventi, bassa umidità, siccità e venti sostenuti – “può essere attribuito solo al Riscaldamento Globale”, ha dichiarato Raul Cordero, coautore dello studio.

Secondo Cordero, atmosferologo dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, in alcune aree dell’Europa meridionale il numero di giornate in cui l’indice di pericolo incendi raggiunge livelli estremi è quasi triplicato. Le condizioni di rischio estremo si verificavano per meno di dieci giorni per estate nel periodo compreso tra il 1981 e il 2010, mentre tra il 2016 e il 2025 si è arrivati fino a 25 giornate in Francia, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, non lascia molti margini all’ottimismo: “Finché non fermeremo il Riscaldamento Globale, la situazione potrà solo peggiorare”, ha aggiunto lo scienziato.

I roghi enormi che hanno colpito Francia e Spagna arrivano dopo ondate di calore successive e dopo il Giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. Gli scienziati attribuiscono questo caldo da record al cambiamento climatico e avvertono che l’Europa, il continente che si scalda più rapidamente, potrebbe affrontare nei prossimi decenni un aumento di dieci volte degli incendi estremi.

 

Un’epoca di rischio estremo

Il gruppo scientifico World Weather Attribution ha reso noto questo mese che il cambiamento climatico di origine antropica ha aggravato una siccità pungente in tutta Europa, favorendo condizioni ideali per lo sviluppo degli incendi. Gran parte dell’Europa occidentale ha vissuto un inverno più piovoso del solito, seguito da un rapido passaggio verso un clima più caldo e secco: la pioggia ha alimentato la crescita della vegetazione, ma il caldo improvviso l’ha poi seccata, mentre un’atmosfera più calda assorbiva l’umidità da piante e terreni.

La combinazione tra caldo di origine climatica e condizioni da esca pronta all’innesco ha rappresentato “gli ingredienti perfetti per un disastro”, ha spiegato Cordero. “Quel disastro, purtroppo, si sta consumando” in Spagna e Francia, ha aggiunto lo scienziato, che ha seguito con attenzione l’evoluzione dei roghi che hanno costretto decine di migliaia di persone all’evacuazione.

Nonostante la ripresa dell’attività degli incendi registrata dal 2018 in avanti, la superficie bruciata ogni anno nell’Europa meridionale resta comunque inferiore, in tutti i Paesi tranne il Portogallo, rispetto ai livelli degli anni Ottanta, precisa lo studio. Gli investimenti nella lotta antincendio e nel contenimento dei roghi, insieme a squadre meglio addestrate e a mezzi aerei come i Canadair, hanno contribuito a un calo costante del numero di incendi negli ultimi decenni.

Paradossalmente, però, questo stesso successo ha creato condizioni pericolose, permettendo alla vegetazione combustibile di accumularsi. Gli incendi sono diventati meno numerosi ma molto più feroci, e possono “trasformarsi rapidamente in catastrofi”, scrivono gli autori dello studio. “L’Europa si è spostata verso eventi meno frequenti ma più intensi ed estesi” ed è “entrata in un’epoca di rischio estremo per gli incendi”, concludono i ricercatori. “L’Europa meridionale sta diventando sempre più infiammabile.”

L’incendio divampato a ovest di Bordeaux, dove nei giorni scorsi si è registrata una tregua grazie alle prime piogge, è diventato il più vasto in Francia dal 1949. Il rogo è stato talmente intenso da generare una nube pirocumulonembo, un fenomeno mai osservato prima in Francia, capace di produrre vento e fulmini propri.

Nel frattempo l’incendio di Avila, a ovest di Madrid, è risultato il più esteso mai registrato in Spagna dall’inizio delle rilevazioni, nel 1961. “Non si può fermare la propagazione degli incendi quando le condizioni meteorologiche sono così estreme: non è affatto una questione di risorse disponibili”, ha concluso Cordero.

 

Fonti: Scientific Reports – Nature, World Weather Attribution, Nature News

Previsioni meteo: MadridBordeauxAvila